14 luglio

Gramsci, Antonio

Un pregiudizio. Si dice: «Parigi, la Francia della vigilia non avevano repubblicani». Bisognerebbe dire: i rivoluzionari francesi non avevano come fine immediato di creare la repubblica. La loro meta era piú lontana, era piú generale; era internazionale, in fondo. La loro rivoluzione era economica — come quella che noi prepariamo — non politica. Si voleva che fosse la borghesia a dar legge alla produzione, che fossero i produttori di allora a creare con le proprie mani il loro avvenire, la loro vita: la terra ai contadini che la coltivavano, non ai signori feudali che vi andavano solo a caccia di lepri e di belle figliole; l’industria all’industriale, non al clero ed alla nobiltà che imponevano taglie, che volevano la loro parte — e che parte! — e inceppavano il lavoro con balzelli, con dogane interne particolari, ecc. Ad un certo punto la monarchia si pose in mezzo, fece gravare il suo potere per conservare lo statu quo, e fu spazzata via. Tutti divennero repubblicani semplicemente perché lo erano già in potenza, quantunque non fossero iscritti a quel tale partito e non urlassero a tutti i venti ogni giorno che volevano la repubblica. Non è un miracolo, quindi, Parigi repubblicana, Parigi che abbatte la Bastiglia o massacra gli svizzeri prezzolati. Quando ci si pone un fine lontano, generale, che interessa e fa muovere tutta una classe, non è un miracolo se per via, prima di arrivare alla meta ultima, si abbatte tutta una quantità di cose, tutta una serie di ordinamenti, che a sentire certuni vorrebbero un’azione particolare, domanderebbero un’azione specifica, una polemica quotidiana particolare.

Perciò ricordiamo il 14 Luglio e Parigi sbastigliata. È un insegnamento ed un corroborante.

[Trentadue righe censurate].

(15 luglio 1916).