Acque passate

Gramsci, Antonio

Acqua passata non macina piú… purché non trovi nel suo corso un nuovo mulino. E questa guerra è stata per molte acque torbide il nuovo mulino, sotto le ruote del quale cercano di riacquistare la primitiva candidezza spumeggiante. Riccardo Luzzatto parla oggi al Ghersi sulla guerra e sull’Italia. Ex garibaldino lo definisce il biglietto d’invito, ma quanti altri ex nella sua vita! La prescrizione caduta pochi giorni fa cosí provvidenzialmente sullo scandalo del Palazzo di Giustizia, non ha sanato niente. L’uomo che fu deplorato in parlamento, che dovette dimettersi da deputato di S. Daniele del Friuli, e senza soverchio rincrescimento dei suoi elettori, avrebbe dovuto continuare a vivere nell’ombra, rimanere un numero di matricola in trincea e far dimenticare l’intermezzo poco garibaldino della sua vita parlamentare. Ma, nossignori, l’acqua passata ha visto il mulino nuovo e vuole macinare. Che gli importa di insudiciare l’oggetto stesso del suo conclamato amore? Che gli importa se il suo discorso può far l’effetto dell’elogio funebre di un erede ingordo?

È il modo di ripresentarsi in pubblico, di apparire alla ribalta circonfuso della gloria eroica del vecchio gladiatore che ha ripreso la spada per la beltà che lo aveva affascinato negli anni giovanili. L’intermezzo scompare, la vita dell’uomo pare culmini nei due momenti piú solenni: Garibaldi, Cadorna, i Mille e il milione. Ma l’illusione non dura, e per noi non sussiste neppure. Siamo troppo realisti nella valutazione della storia per lasciarci abbarbagliare da un fatto, da un uomo, da una data. Vediamo gli uomini operare, coscienti delle loro azioni, come una continuità morale che si rivela al pubblico nei momenti culminanti. E diciamo ai vari Riccardo Luzzatto che esibiscono il loro passato garibaldino:

Nella vostra maturità, dopo i primi entusiasmi e i primi slanci della giovinezza, come avete affermato la vostra fede? Era una fede la vostra se cosí leggermente l’avete inzaccherata? Non si trattava solamente di un sussulto di nervi, di un fascino fisiologico dell’uomo dalla camicia rossa? Se fosse stata coscienza nuova, vita nuova, visione nuova dei fatti umani e delle lotte che bisogna combattere contro le ingiustizie, non avreste dovuto continuare anche nella maturità? Se è vero, come dicono gli inglesi, che in ogni aggregato umano c’è un decimo sommerso, non costituivate voi parte di quel decimo, che anche nei Mille doveva esistere? Perché non siete rimasto nell’ombra, a espiare e a far dimenticare? La leggenda garibaldina è troppo bella perché sia sopportabile che qualcuno la insozzi con la sua ingombrante persona.

Ma lasciamo correre le acque per la china. Tanto, dopo che lo sbattere delle ruote del mulino avrà dato loro una effimera candidezza, riposando di nuovo nel quieto acquitrino riprenderanno di nuovo il colore livido e opaco che le distingue e che fa prosperare i girini e le erbe parassite.

(26 marzo 1916).