«Aria ai monti» prega

Gramsci, Antonio

Stanco per il travaglio della gran giornata, «aria ai monti» si è ritirato nei suoi appartamenti, e, esaminato ancora una volta il suo medagliere, tolta qua e là un po’ di polvere dai nastrini, si è inginocchiato a pregare.

«O Dio che assegnasti all’Italia i suoi confini, fa’ che Salandra assegni anche a me qualche cosa di nuovo. Troppo ha sofferto il mio cuore quando ha dovuto accettare il fatto compiuto e mandare in soffitta il solitario di Cavour, perché questo dolore non meriti ricompensa. So che il cittadino della pugliese Troia è un po’ aspro, un po’ angoloso, e se avesse potuto farlo senza nocumento, chissà quante pedate avrebbe affibbiate ai vari Grosso-Campana e Giordano che lo complimentavano d’aver fatto ciò che per loro è stato, viceversa, il piú mostruoso dei delitti. Ciò mi preoccupa e mi rende triste. Poiché io, o Dio mio, ho una debolezza (ma chi non ha debolezze in questo mondo miserrimo?), e se questa cosí grande occasione trascorresse senza portarmi nulla, io ne morrei. Pensaci tu, o padre di tutte le cose. Altri ha la smania di far collezioni di figurine di liebig, di scatolette di cerini, di pipe di tutte le dimensioni, di cartoline illustrate, e persino di noccioli di pesca; io ho quella delle decorazioni. E sotto Giolitti ne ho messe insieme! Da quelle dello czar a quelle di Francesco Giuseppe e della Repubblica di Liberia e di San Salvador. Quante relazioni aveva Giovannino e come era buono con gli amici! In questo momento tragico della mia vita, mentre sto per traboccare da una corrente all’altra della storia, penso a lui, ma la patria chiama, e chiamano anche i conti dell’Esposizione i quali bisogna che il governo aiuti a saldare. E poi adesso è il momento buono per il collezionista; piovono da ogni parte ministri e plenipotenziari; ci saranno scambi di uomini e di nastrini, e io non posso tagliarmi fuori da questo movimento. O Dio, che conosci gli uomini e le loro debolezze, fammi perdonare dal solitario di Cavour, e manda un accidenti a quegli scavezzacolli di socialisti che mi mettono sotto la Mole…»

Cosí deve aver pregato «aria ai monti», e per propiziarsi le grazie di Salandra ieri ha voluto includere nel suo discorso la bella ed eloquente invocazione a Dio che ha fatto fremere di esultanza le personalità clericali convenute pel ricevimento al municipio. «Aria ai monti» invecchiando si spiritualizza anche lui. Io che amo osservarlo dappresso e che non mi lascio sfuggire alcuni dei moti del suo gran cuore, già prima d’ora ero riuscito a constatare che «aria ai monti» s’accosta sempre piú al buon vecchio Dio. Anche in consiglio comunale la sua preoccupazione costante e rilevante è quella che si profila verso il banco del gruppo cattolico. «Aria ai monti», dopo il discorso in onore di un noto cardinale di fresco ordinato da Benedetto il tedescofilo e pur sempre prigione di colui che detiene, è quasi riuscito a far dimenticare ai cattolici torinesi il suo grasso e grosso epicureismo arricchitosi collo spaccio di liquori.

Oso sperare che l’invocazione di «aria ai monti» non sia vana e che un’altra e piú grande decorazione gli venga concessa.

E cosí sia…

(2 febbraio 1916).