Borini e il 606

Gramsci, Antonio

Ha parlato in Consiglio una competenza, e la sua voce ha portato un nuovo contributo alla strenua lotta che la latinità combatte contro il germanismo. Boicottiamo il 606, inventato da un dottor Ehrlich qualsiasi, che l’anima a pendolo di Pio Foà si ostina ancora ad ammirare. Il municipio di Torino avrebbe voluto acquistare una certa quantità del meraviglioso prodotto che la guerra ha reso piú che mai necessario, ma la competenza del dottor Borini pone il suo veto anche a nome dell’industria e del decoro nazionale. Nel secolo XVI Gerolamo Fracastoro, un ameno fratacchione, scrisse l’enorme poema in lingua latina, De morbo gallico, nel quale cantò, con ispirazione che non ha uguale se non nei poemetti agresti di Saverio Fino, la malattia che gli eserciti di Carlo VIII (sempre uguali i soldati invasori) avevano importato in Italia. Da allora ferve l’interessante polemica su quale sia stata la nazione che prima ha fatto dono al mondo del male nuovo, meno elegante certo dell’appendicite e dell’emicrania. Ma la tradizione popolare che in vari paesi le ha dato il nome di male francese o italiano o spagnolo, e mai germanico, ha posto il brevetto al prodotto e gli ha impressa la pura marca latina. Ed ha ragione il Borini, rappresentante della snella e duttile genialità latina, a protestare contro l’intrusione di elementi tedeschi in un affare che riguarda solo noi latini. Noi abbiamo dato il male, noi dobbiamo trovare il rimedio. Il proverbio spagnolo (vedete, sempre cose di famiglia) dice bene: «Bisogna curare col pelo di cane le ferite prodotte dai denti canini», principio ferreo delle cure omeopatiche. Accettare il prodotto del dottor Ehrlich sarebbe riconoscere alla Germania una superiorità morale, riconoscere che almeno in qualche cosa la tanto decantata superiorità fisica della razza dolicocefala è giustificata.

Insomma, è vero o non è vero che la scienza tedesca ha scoperto il rimedio finora piú efficace per domare gli effetti deleteri del morbo che si è soliti chiamare gallico? Pio Foà, che per le malattie sessuali ha combattuto molte buone battaglie, è solamente germanofilo quando propone che del 606 il municipio faccia larghi acquisti? L’industria nazionale (a proposito, esiste un’industria nazionale farmaceutica?) deve davvero, per bocca di quell’eterno scocciatore che è il consigliere Borini, inibire la salute a tanti disgraziati che non rappresentano precisamente la trionfante nostra civiltà? Pare che ormai si tiri un po’ troppo la corda, e che troppi scioccherelli salgano in bigoncia a far pompa di alto sentire e di squisita morbosità patriottica. Anche il 606 dovevano tirare in ballo per affliggerci con le loro lamentele di poveri cristi vittime di tutte le trappole, di tutti i tranelli tesi dalla perfidia teutonica. O perché il dottor Borini non ha pensato lui ad inventare qualcosa che equivalesse a ciò che ci ha dato il dottor Ehrlich?

Non c’è cosa piú compassionevole della mediocrità bolsa e boriosa che s’impenna e si ribella per non riconoscere ciò che gli altri con la loro attività e il loro lavoro hanno creato ed imposto.

(1° aprile 1916).