L’intervento di Crescentino

Gramsci, Antonio

Il consiglio comunale di Crescentino è intervenuto. Bene! un bel discorso, quello del sindaco, signor C. Botto (bisogna pur nominarlo; è ormai sulla via della celebrità anche lui!) Una magnifica raccolta di tutti gli aggettivi piú usati contro gli austriacanti ed antipatriottici socialisti, poi l’esaltazione dell’esercito italiano, poi l’indignazione della cittadinanza contro l’indegno rappresentante politico, ed infine un paio di telegrammi, con relativa commozione generale.

Disgraziato Maffi! Persino nel suo collegio è sconfessato, rinnegato, ingiuriato. E lui tace e non sente il dovere di cedere subito il collegio all’on. Montú, ben piú autentico rappresentante degli agrari vercellesi?…

Perché li conosciamo bene, quei signori del consiglio crescentinese, (e li conoscono bene anche i lavoratori delle risaie); li conosciamo quei grandi proprietari terrieri sfruttatori audaci ed inesorabili dei contadini e dei consumatori!

Ricordiamo, non molti anni or sono: dieci soldi al giorno alle risaiole e quattordici ore di lavoro; le capanne dove, sulla paglia marcia e puzzolente, venivano gettate a riposare le mondine emigrate, ammucchiate come balle di merci, peggio, molto peggio del bestiame, che costa quattrini; il pane ammuffito, il vinello inacidito, le zuppe immangiabili con il riso di qualità infima e con la pasta avariata. Poi le battaglie feroci, vent’anni fa, le prime conquiste e la resistenza accanita. Ed era Maffi, il medico condotto, che andava nei tuguri, ed insieme alle cure della scienza, ahi quanto impotente di fronte alla miseria, alla fame!, portava la parola nuova consolatrice ed incitatrice. Ed ai cittadini insegnava la necessità della lotta, ed il dovere del miglioramento, onde la Lega e lo sciopero, la sconfitta e, qualche volta, la vittoria!

Vi conosciamo signori agrari del Vercellese! Foste voi che, con ogni sforzo vi opponeste all’applicazione della legge Cantelli, che avevate saputo far dimenticare, ed erano poche meschine garanzie per i lavoratori che davano a voi la loro fatica, la loro salute, la loro vita; era la legge, ma che importa agli agrari la legge, quando nuoce ai loro interessi? Foste voi che combatteste, ostinati e inflessibili, l’istituzione degli ispettori del lavoro nelle risaie, che vi piegaste a malincuore, pronti sempre ad ogni rivincita, all’imposizione di dormitori meno malsani, di vitto meno bestiale. Foste voi che, dopo le vittorie elettorali, le quali col suffragio universale portarono in tanti comuni i contadini al potere, adoperaste il boicottaggio contro i nuovi eletti al posto dei signorotti tradizionali, ed ai contadini imponeste di scegliere fra la carica, affidata dalla fiducia dei compagni, ed il lavoro necessario per la vita. Ancora, malgrado tante battaglie, la disoccupazione imperversa per molti mesi dell’anno, ancora i contadini soffrono, mentre le pingui risaie producono tante ricchezze! I consiglieri di Crescentino, che sono a casa e non potevano lasciar sfuggire sí buona occasione per uno sfogo pubblico contro il deputato dei lavoratori, hanno parlato. Ma come la penseranno e come voteranno i contadini, quando torneranno, e, dopo la guerra, dovranno ricominciare la loro guerra per una vita piú umana?

(12 luglio 1916).