L’ordine del crisantemo

Gramsci, Antonio

Si prepara la giornata del crisantemo. L’iniziativa è dovuta all’Unione liberale monarchica, in pieno accordo con le associazioni cittadine e colle autorità. Vorremmo sapere se fra queste associazioni sia compresa la Lega industriale. Perché vogliamo regalare al comitato organizzatore un’idea, che ci è nata dalle meditazioni sulla sua iniziativa, sullo scopo di questa iniziativa, sul fiore che certamente mercoledí trasformerà la nostra città in una enorme serra, vivacemente lugubre. L’onore che si vuole tributare ai morti, non deve far dimenticare i vivi. I soldati morti al fronte, o per ferite riportate al fronte, non devono far dimenticare i demiurghi che nelle città creano armi per la vittoria. La Lega industriale deve essere nello stesso nostro ordine di idee. Ebbene, il crisantemo può servire ad onorare tanto gli uni che gli altri. Il suo nome ci ha suggerito l’idea: crisantemo, fiore d’oro. Si crei l’ordine del crisantemo. La nazione deve riconoscere in modo tangibile la benemerenza dell’industria nazionale. Sempre, nella storia, la devozione a un’idea ha fatto creare un ordine cavalleresco. Si creino i nuovi cavalieri del crisantemo. Una nuova aristocrazia si sta formando. In due anni è stata rivoluzionata la stratificazione economica della borghesia. I nuovi ricchi non devono andare confusi coi vecchi ricchi. La nuova ricchezza non è stata accumulata coi vecchi farisaici modi dello sfruttamento del lavoro; il plusvalore ha solo poco a che vedere con esso, che si è nutrito di sole idee, di soli sacrifici, che si alimenta del sangue purpureo degli eroi. E questa origine non deve essere dimenticata; deve anzi diventare il suo segno di nobiltà. Occorre che i venturi lo sappiano, che i nipoti imparino dagli esempi dei loro avi. Eppoi, si sa, la nazione ha bisogno di altri grandi sforzi, e perché questi siano compiuti ogni stimolo nuovo, originale, non deve essere trascurato. In Francia si propone la Legion d’onore a chi dà maggior numero di figli alla patria. Gli spagnoli facevano cavaliere chi piantava dodici o quindici noci. A noi non mancano i figli, mancano le armi, mancano gli strumenti, le industrie. Si creino i cavalieri del crisantemo. Piú crisantemi sulle tombe, piú crisantemi sui petti dei nuovi demiurghi della grandezza italiana. Alla croce, alla rosellina si aggiunga il crisantemo, il fiore dell’oro, un semplice fiore, con un rubino nel mezzo, un sanguigno rubino che ricordi i crisantemi delle tombe.

Regaliamo l’idea al nuovo comitato. Date crisantemi ai morti delle trincee; ma non dimenticate gli altri combattenti, quelli che creano il domani, che sono costretti ad arricchirsi per la ben piú terribile battaglia del domani contro l’imperialismo economico. Anch’essi aspettano i loro crisantemi.

(30 ottobre 1916).