Ragion di stato

Gramsci, Antonio

La notizia non mi sorprende, la cronaca — quasi come la storia — è fatta d’imprevisti; ora piú che mai. L’on. Salandra domani non sarà a Torino. Tiro un sospirone di rammarico. Perché alla visita del presidente del Consiglio dei ministri avevo già mollemente adattato il pensiero. Io vi dico che l’on. Salandra non è proprio peggiore della sua lama. Certo è piú avveduto di quelle brave persone che lo avevano sollecitato a dare una capatina nella nostra città. Non parlo di chi voleva addirittura l’apologia. Una cosa stomachevole.

Persino il cittadino di Troia se n’è accorto e ai suoi adoratori ha fatto capire che non avrebbe voluto gazzarre. In tal modo è rientrato nella testa vuota degli apologisti il proposito di fare un convegno regionale e di tenere un banchetto in onore dell’ospite.

Adesso che si annuncia ufficialmente che la visita è procrastinata per una buia ragione di Stato, «aria ai monti» respira meglio, il prefetto è piú tranquillo e il questore non è piú di cattivo umore. Il nostro Donvito, poi, può dormire sonni tranquilli.

Coloro che devono trovarsi male sono i presidenti e i vice dei circoli spurii della periferia: quelli che si apprestavano al ricevimento con l’abito nero stirato e la nera tuba lucente. L’on. Salandra è scontroso, non ama i salamelecchi, ma a tante riverenze avrebbe pure lasciato cadere qualche decorazione in segno di riconoscenza.

Sarà per un’altra volta. Salandra verrà a tempo piú opportuno, quando farà meno freddo, quando forse almeno la temperatura potrà compensare la freddezza — come dire — della cittadinanza.

Certo, torto marcio avrebbe chi pensasse che la procrastinazione si sia avuta per l’ostilità dei socialisti torinesi. Quattro scavezzacolli, questi, e si fa presto a zittirli. La ragion di Stato del rinvio non ha niente di attinente con l’ostilità del Partito socialista. Nessun dubbio in proposito. Salandra non è l’uomo che voglia indietreggiare di fronte a certe minacce. Tutto il suo passato parlamentare sta a testimoniare il suo coraggio di combattente e di duce politico. Forse è solo il timore dei dipendenti che nuoce alla sua reputazione.

Pazienza. Rimandata la visita, è questione di rimandare le accoglienze. E anch’io rimetto il pensiero nell’attesa. La quale — come nel verso di un poeta celebre — adegua… le sorti…

(23 gennaio 1916).