Soltanto i droghieri

Gramsci, Antonio

Meno male! Adesso ne so di piú. La procrastinazione è giustificata. Bisogna gridare ai quattro venti la grande giustificazione. Ai quattro venti in modo che essa arrivi in tutti i borghi, in tutti gli antri dove pullulano i barabba obbedienti agli ordini di corso Siccardi. Bisogna recidere lo stame a tutte le illusioni protestatarie.

Salandra non viene, non è venuto, ma verrà. Quando? Quando meglio gli pare e piace.

Dunque anche i droghieri torinesi hanno ragione di prepararsi al ricevimento. Devesi sapere che la visita dell’on. Salandra, appunto dopo il suo rinvio, ha destato il piú grande entusiasmo in diversi ceti cittadini. Vedo con piacere che il Consorzio dei droghieri e la Società dei medesimi hanno spontaneamente deliberato, non… il ribasso del prezzo dello zucchero, ma la solenne partecipazione di tutti i soci alle onoranze per il capo del governo.

La partecipazione di questi benemeriti cittadini, fra i quali non si troverà certamente nessuno che abbia fatto quattrini rubando sul peso e adulterando la merce, servirà a dimostrare eloquentemente che la categoria delle drogherie è all’avanguardia nelle manifestazioni patriottiche.

Per la piú solenne riuscita della festa c’è da augurarsi che l’esempio della sullodata associazione venga subito seguito con lo stesso entusiasmo da altre categorie di esercenti e da altri consorzi. Non si comprenderebbe, infatti, perché i commessi di farmacia, gli impresari di carri funebri, i venditori di carote e di altri erbaggi, i commercianti in anelli di gomma per ombrelli e in tiranti per bretelle, ecc. ecc. dovrebbero essere da meno dei droghieri in fatto di entusiasmo verso l’on. Salandra.

Infine noi vorremmo che al ricevimento non mancassero le rappresentanze di altre benemerite associazioni che potrebbero essere ancora piú gradite al paterno cuore dell’on. Salandra. Per esempio: la confraternita dei Santi Pietro e Paolo, quella della Misericordia, quella delle ragazze pentite e dei mariti traditi e quella ancora delle vergini per forza e delle venerande perpetue e tutte le altre congreghe religiose che sono ben conosciute anche dall’on. Panié e persino dall’on. Bevione.

Naturalmente, perché il ricevimento sia degno dell’ospite, a torto rimproverato di fornicamenti massonici e franciosi, sarebbe bene che questi ultimi ingredienti della festività ed ospitalità fossero completati da una brava teoria di moccoli debitamente accesi e di stendardi giallo-neri. Di questi ultimi il «Momento» a Torino, il cardinale delle caramelle e dei panettoni permettendolo, riuscirebbe ad esibirne parecchi.

Anch’io, come il marchese Colombi, sono d’avviso che le feste si fanno o non si fanno, e se si fanno devono essere complete. Lo sappia il comitato di preparazione civile.

(25 gennaio 1916).