Unità

Gramsci, Antonio

Nel comizio degli impiegati e commessi di commercio il prof. Mazzini Alati, accennando al problema del protezionismo, ebbe parole di lode per gli organizzatori torinesi che si sono preoccupati di questo grave problema nazionale, che è problema di libertà e insieme di solidarietà con i proletari di tutta Italia. Non sono rivelazioni quelle del Mazzini Alati, ma tuttavia meritano di essere meditate. Crediamo valga di piú la diffusione di una verità già accertata che la enunciazione di nuovi paradossi, di novità brillanti di spirito, spumeggianti di eleganze verbali. Si è iniziata la lotta contro il protezionismo, contro la tendenza, che gli odî suscitati dalla guerra hanno rafforzato, a rincrudire il protezionismo. Ma ci pare che le organizzazioni non ci mettano troppo calore. Ci pare che finora la lotta si sia limitata a pura affermazione di principio, e non abbia accennato ad incanalarsi in azione pratica, in azione coordinata con fini ben chiari e ben concreti. E intanto gli altri si dànno un gran da fare, e avendo dietro di sé le potenti organizzazioni industriali, avendo con sé molti uomini di governo, riusciranno senza dubbio a raggiungere il loro scopo, se non sarà dimostrato coi fatti, con un’azione unitaria di tutto il proletariato italiano, che esiste una forza, con la quale i protezionisti devono fare i conti, una forza che si leverà contro di loro e contro il governo, se abusando dello stato eccezionale di coartazione delle libertà pubbliche, vorranno mettere di nuovo la folla di fronte a un fatto compiuto. La lotta contro il protezionismo si presenta in questo momento in condizioni favorevolissime per il Partito socialista. Questo, con la sua compatta energia, può diventare il centro di attrazione di tutti quelli, e sono la maggioranza quasi assoluta degli italiani, che da trenta anni di regime protettivo hanno visto decurtato il loro salario, reso impossibile il loro benessere, diminuita la ricchezza generale a beneficio di poche bande affaristiche che si sono formate le grandi fortune personali. Il contrasto fra capitalismo e proletariato si chiarisce ancor meglio in questa lotta, acquista una plasticità piú avvincente, si procura nuovi elementi di propaganda. Le organizzazioni torinesi dovrebbero essere loro a prendere l’iniziativa di questa azione pratica. Si parla già di un liberismo torinese, riferendosi alla scuola di economia politica liberista che a Torino si è venuta formando. Ma la pura dottrina non riuscirà mai a trasformarsi in pratica attiva se la scienza non trova in una corrente sociale bene organizzata la forza che le dia una consistenza politica, che la faccia diventare elemento di resistenza. Nel mese di ottobre dovrà tenersi a Milano un convegno di studiosi per la riaffermazione della verità dei principî del libero scambio. I socialisti torinesi dovrebbero far sí che per loro iniziativa, e previo accordo con la direzione del partito, in tutta Italia si abbia una grande manifestazione proletaria che affermi il suo fermo proposito di opporsi a qualsiasi tentativo nuovo di inasprimenti doganali, e domandi che l’economia nazionale sia incanalata nelle vie della libertà. Il proletariato italiano deve fare un atto che dimostri la sua unità, rimasta salda attraverso le vicende della guerra. Il proletariato ha un programma economico; faccia che esso incominci a diventare una realtà.

(23 settembre 1916).