La nuova situazione

La nuova situazione del paese e le condizioni in cui sarà posto il nostro partito con l’applicazione della legge sulle associazioni segrete ci imporranno quanto prima una revisione completa di tutta l’attività organizzativa del partito. Se, nella situazione di un anno fa, fu buona cosa sviluppare un’azione di reclutamento, la situazione opposta di oggi ci porrà il problema della revisione dei nostri quadri organizzativi e del modo come far fallire l’attacco legale rivolto contro il partito. La trattazione di questi problemi organizzativi importantissimi richiederà un’apposita sessione della Centrale.

Quanto al problema di accrescere l’attività e la capacità politica del partito, si deve riconoscere che esso è importante e che deve essere esaminato a fondo. La scomparsa della Confederazione generale del lavoro rende necessario un piú grande lavoro da parte nostra, e una piú vasta attività da parte della sezione di agitazione e propaganda, che riesca ad adattare le parole d’ordine generali alle situazioni locali in modo da tradurle effettivamente in azione concreta e continua. La proposta della compagna Silvia di rendere piú efficienti gli uffici centrali di lavoro a questo scopo e di accrescere i rapporti fra il centro e la periferia è buona. La conoscenza di tutte le situazioni locali richiederebbe però al centro un’attenta indagine e l’esame della stampa dei vari centri; limitando per ora questo campo di attività ai centri maggiori, ciò può essere fatto. Cosí, sarà certamente utile di mantenere un contatto diretto con le maggiori e piú importanti cellule; si potrà anzi di questo particolare lavoro incaricare un compagno. Certo tutto il modo della nostra attività e del nostro lavoro, come le direttive di organizzazione del partito, dovrà essere riesaminato in rapporto alla nuova situazione.

Circa i fatti di Torino, se è vero che il compagno Boschi ebbe il torto di agire per conto proprio, senza alcuna consultazione né della massa, né dell’organizzazione del partito, né delle cellule della Fiat e neppure delle stesse commissioni interne e trascurando ogni agitazione e azione politica tra gli operai e nei confronti della Fiat, si deve però riconoscere che i risultati nel loro insieme furono buoni e che la situazione oggettiva prodottasi ci fu favorevole. Il concordato concluso dalle commissioni interne comuniste della Fiat fu l’ultimo concordato concluso da un’organizzazione operaia: ciò ha la sua importanza e avrà un valore anche nella storia del movimento operaio torinese e italiano.

Situazione politica

Col colpo Zaniboni si è chiuso un ciclo della storia del nostro paese, il ciclo apertosi con l’occupazione delle fabbriche. Coloro che avevano creduto di risolvere la questione del movimento proletario in modo opportunista sono stati schiacciati: con l’attentato di Zaniboni il partito riformista è stato sciolto.

Tutta l’azione dell’Avanti si è chiusa con un fallimento completo. Il processo di fascistizzazione della stampa si può ormai ritenere completo; la massoneria, come grande forza politica che aveva avuto un lungo predominio in Italia, è liquidata!

Nel campo borghese i fascisti hanno avuto il completo sopravvento. Il fascismo è giunto oggi al sommo della sua parabola e va unificando intorno a sé la borghesia, e riducendo quindi al minimo le debolezze organizzative della borghesia stessa. Il Gran Consiglio fascista è divenuto l’organo centrale della borghesia che domina su tutto. E questa sua unificazione intorno al fascismo, permette alla borghesia di mantenersi anche se le sue basi economiche sono storicamente superate, poiché l’organizzazione può permettere ad una classe di mantenere, per un certo tempo, il potere anche quando viene a mancare ad esso la base economica.

Le contraddizioni economiche non sono state naturalmente risolte né possono esserlo, dal fascismo; si sono anzi acuite. Le forze economiche, che in Italia sono sempre state insufficienti, non sono aumentate. Si verifica oggi una concentrazione economica che provocherà o accelererà il distacco delle classi medie dalla borghesia. Fino ad oggi la piccola borghesia aveva avuto in Italia una funzione economica: la funzione del risparmio. Il piccolo risparmio dell’Italia meridionale aveva una grande importanza; un tempo esso era investito in buoni del tesoro, poi si raccolse nella Banca di sconto, e in questi ultimi tempi nelle due banche di emissione dell’Italia meridionale: il Banco di Napoli ed il Banco di Sicilia. Oggi il fascismo vuole unificare l’emissione per assorbire i due banchi meridionali e realizzare la massima concentrazione del capitale. Al monopolio politico corrisponde, cioè, il monopolio economico completo della grande borghesia rappresentata dal fascismo.

Ciò avrà le sue conseguenze, specialmente nell’Italia meridionale: il colpo dato alle banche meridionali e alle forze politiche che ad esse si appoggiavano e a tutta l’economia meridionale non potrà non provocare delle reazioni ed aprire dei contrasti.

Il modo come viene risolta la questione del pagamento dei vecchi debiti e quella dei prestiti americani avrà pure delle conseguenze gravi: piú di metà dell’industria italiana cadrà in mano degli stranieri; per cui gli operai saranno doppiamente sfruttati e doppiamente spinti alle agitazioni e alle lotte; e nella piccola borghesia si produrrà, come reazione a questa colonizzazione dell’Italia, una rinascita del sentimento nazionale in opposizione al fascismo.

La piccola borghesia, inoltre, con la liquidazione del rassismo, viene a perdere dei privilegi che si era illusa di essersi conquistata per sé e di poter mantenere, mantenendo nelle sue mani il potere. Nell’interno stesso del fascismo, quindi, che recluta nei suoi quadri organizzati specialmente elementi provenienti dalla piccola borghesia, si produrranno delle lotte. Il fascismo, infine, con le ultime leggi relative alle amministrazioni comunali e alle organizzazioni sindacali, ha distrutto tutti gli organismi di massa, ha annullato ogni forza di manifestazione della volontà popolare, ha di fatto annullato i poteri rappresentativi. I fascisti attueranno una specie di rastrellamento tra i contadini, allettando gli elementi piú corruttibili con le cariche di rettore e altre del genere; e anche nel campo industriale rastrelleranno uno strato di operai, formato di elementi direttivi, che corromperanno con la concessione di determinati privilegi (cariche nelle corporazioni, ecc.). Gli elementi che erano coi riformisti passeranno coi fascisti; e ciò darà una certa efficienza reale all’organizzazione fascista e risolverà momentaneamente e apparentemente la situazione. Ma in realtà preparerà una situazione ancora piú grave. Fra i contadini l’amministrazione comunale ha un’importanza enorme; e le nomine dei rettori cagioneranno delle lotte asprissime, anche nell’interno dello stesso fascismo, fino a determinare una situazione di sollevamento terribile. E, d’altra parte lo sforzo fascista di disgregare le masse proletarie creando un’aristocrazia operaia con elementi proletari corrotti, non riuscirà a contenere la pressione delle masse eccessivamente sfruttate e spinte dalle necessità economiche; e specialmente se noi riusciremo a dare a queste masse un’organizzazione.

In Italia la situazione è rivoluzionaria quando il proletariato del Nord è forte; se il proletariato del Nord è debole i contadini si accodano alla piccola borghesia; e reciprocamente i contadini dell’Italia meridionale rappresentano un elemento di forza e di impulso rivoluzionario per gli operai del Nord. Gli operai settentrionali e i contadini meridionali sono dunque le due forze rivoluzionarie immediate (i contadini del meridione sono l’80 per cento controllati dai preti) alle quali dobbiamo rivolgere tutta la nostra attenzione.

Noi dobbiamo organizzare gli operai del Nord: specialmente con la scomparsa della Confederazione generale del lavoro questo compito si impone in tutta la sua interezza. Su ciò ritorneremo trattando della questione sindacale.

Nell’Italia meridionale il fascismo ha in parte eliminato uno strato di antichi dirigenti che controllavano gran parte delle masse contadine e rappresentarono la forza maggiore dell’antifascismo. La formazione di un partito d’azione meridionale non è cosa possibile. Si manifesta, invece, una tendenza che potremmo chiamare un «migliolismo» meridionale e che deve essere da noi utilizzata in tutta la sua portata. Se noi riusciremo a dare un’organizzazione ai contadini meridionali, avremo vinto la rivoluzione; al momento dell’azione decisiva uno spostamento delle forze armate borghesi dal Nord al Sud per opporsi all’insurrezione dei contadini meridionali alleati coi proletari settentrionali, assicura maggiore possibilità, di azione per gli operai. Il nostro compito generale è dunque chiaro: organizzare gli operai del Nord e i contadini meridionali e saldare la loro alleanza rivoluzionaria.

La linea generale della nostra politica in questa ultima fase è stata confermata. Avremo ancora dei tentativi da parte dei vecchi ceti dirigenti che non si rassegneranno tanto facilmente ad aver perduto il potere, e dovremo prepararci alle ripercussioni conseguenti. Ci troveremo indubbiamente di fronte a delle lotte molto gravi e violente, che richiederanno una salda organizzazione del partito, attorno al quale si stringono sempre piú le masse. E dovremo risolvere nel modo piú completo il problema del collegamento con queste masse. Dovremo salvaguardare il partito da ogni indebolimento derivato da lotte di frazione.

Impostare sempre con esattezza le direttive del partito e riuscire a spiegare il gioco delle varie forze, anziché limitarci alla ripetizione delle solite formule sulla lotta di classe senza una rispondenza di contenuto con la realtà quotidiana e complessa. Il fatto Zaniboni, ad esempio, ci spiega l’atteggiamento di molti partiti: l’atteggiamento dell‘Avanti nella questione dei prestiti americani e l’avvicinamento avvenuto fra i repubblicani ed i massimalisti. Esistevano in questi partiti delle illusioni di successo nei loro strani progetti e metodi di lotta. E l’Avanti si presentava, su determinate questioni, con un programma di governo, affrontava certi problemi dal punto di vista di chi se ne pone la soluzione pratica e immediata.

Dovremo, soprattutto, risolvere il grande problema sindacale.

E rafforzare la propaganda per creare dei quadri periferici politicamente piú efficienti. Ampliare le nostre scuole di partito: oggi dobbiamo proporci di tenere a un gran numero di compagni una scuola di due giorni che sviluppi questi due argomenti essenziali: la situazione italiana; natura e compiti del partito.

E dovremo infine accrescere la nostra attività letteraria: almeno due pubblicazioni dovranno essere fatte nel piú breve tempo possibile: l’una sulla storia del movimento operaio italiano, l’altra sulla situazione italiana, le forze sociali del nostro paese, ecc.

Situazione sindacale

Il fascismo ha distrutto di fatto tutte le organizzazioni che spontaneamente erano sorte nel campo operaio. Noi dobbiamo oggi porci due problemi:

1) quale atteggiamento dobbiamo tenere verso la Confederazione generale del lavoro?

2) quale deve essere la nostra azione pratica sindacale?

La Confederazione generale del lavoro procederà nei confronti della organizzazione confederale come nel ’23 verso il sindacato dei ferrovieri. Si proporrà cioè di assicurarsi che in una qualsiasi eventuale ripresa di movimento sindacale il controllo su tale movimento resti agli attuali dirigenti confederali. Noi dobbiamo, quindi, mentre affermiamo che la Confederazione generale del lavoro deve continuare ad essere l’organizzazione base del proletariato, condurre un’azione concreta sindacale, e ricostruttiva sindacale intorno a noi in modo che il movimento sindacale risorga controllato da noi.

I fascisti nel ’23 si erano posti nel campo sindacale un programma massimo: il monopolio sindacale che avrebbe dovuto avere il suo completamento nelle rappresentanze fasciste di fabbrica. Fino ad oggi gli organismi di fabbrica erano rimasti nelle mani degli operai. D’ora innanzi gli industriali faranno i contratti con le corporazioni fasciste; ma essi saranno costretti poi a fare i necessari adattamenti con la massa di fabbrica. Gli industriali non vogliono una grande organizzazione sindacale esterna, ma vogliono una certa organizzazione degli operai perché ciò serve al buon funzionamento della fabbrica, e su questo terreno reale hanno posto infatti la questione del patto coi fascisti. Da ciò deriva che la sola organizzazione effettiva operaia rimane nella fabbrica, e che la nostra azione nelle fabbriche acquista un’importanza decisiva.

I riformisti nelle fabbriche non faranno nulla: la consultazione delle masse di mano in mano che si avvicina alla fabbrica si sposta verso sinistra, e ciò facilita e rende piú proficuo il nostro lavoro.

Poiché i fascisti con la legge elettorale e con la introduzione dei podestà hanno abolito ogni possibilità di manifestazione di vita politica per la classe operaia, questa deve creare dei mezzi propri di espressione. Il partito comunista ha quindi il compito di stimolare la creazione di organismi che costituiscono tali mezzi: la situazione stessa congiura a rendere necessaria e possibile la creazione di comitati operai che dalle forme piú embrionali giungano ad assumere le forme piú complete, che partendo dalla fabbrica si estendano nelle masse, diventino organismi rappresentativi della massa.

Il lavoro sindacale diventa in tal modo il solo lavoro politico quotidiano delle nostre sezioni comuniste, il comitato sindacale diventa la sezione del partito; fino ad oggi il comitato sindacale era presentato alle masse come un organismo contrapposto alla Confederazione generale del lavoro; d’ora innanzi diventa un organismo di lavoro del partito e che col partito deve essere quindi meglio collegato.

Il comitato sindacale deve fare un piano di lavoro in rapporto alla struttura organizzativa che sarà data al partito, e ponendo a capo di lavori importanti elementi capaci, in modo che la capacità abbia prevalenza sulla elettività.

Occorrerà pure precisare la nostra azione verso la Confederazione generale del lavoro nel caso che essa voglia trasportarsi all’estero, tenendo conto del fatto che si tratta di una questione delicata e che bisogna assolutamente non prestarsi al gioco dei riformisti i quali vorranno farci passare per provocatori.

Gli industriali cercheranno in tutti i modi di ostacolare la nostra azione di penetrazione e di conquista nelle fabbriche e tenteranno anche di modificare la composizione delle masse operaie piú avanzate. Prima della guerra dall’Italia emigravano i braccianti e pochi operai qualificati; dopo l’avvento del fascismo si è verificato il contrario: molti operai qualificati sono andati all’estero dove l’opera loro è stata molto apprezzata. Oggi la Fiat e Gualino si propongono di licenziare un grande numero di operai, i quali dovranno emigrare, e di assumere dei lavoratori non qualificati veneti e siciliani. Ciò modifica la composizione della classe operaia torinese e la indebolisce; dà il mezzo agli industriali di far credere ad una soluzione da parte loro della questione meridionale: gli industriali assumerebbero i contadini meridionali impossibilitati di emigrare. Inoltre ciò può far nascere fra gli operai torinesi e quelli siciliani delle lotte che rappresenterebbero una debolezza per la massa e un vantaggio per gli industriali. Queste eventualità debbono preoccupare e debbono richiamare la nostra attenzione e la nostra vigilanza su quanto avviene alla Fiat.

Di fronte al tentativo dei fascisti di far accettare i loro concordati dalle commissioni di fabbrica occorre condurci con grande abilità: se noi ci opporremo apertamente esporremo i compagni ad essere licenziati; bisogna agitare e muovere la massa. Non si può stabilire una regola costante per la nostra azione in questo campo, la quale deve essere dettata dalla situazione delle masse operaie nelle varie occasioni e circostanze. L’importante è che noi agitiamo fra gli operai le rivendicazioni che interessano la massa e ci presentiamo come i sostenitori degli interessi dei lavoratori, e specialmente di quelli piú sfruttati e meno retribuiti, e che ci opponiamo alla creazione di una situazione di privilegio per una aristocrazia operaia a danno del resto della massa; che ci opponiamo, ad esempio, al cottimo collettivo privilegiato, il quale da luogo alla formazione di nuove stratificazioni operaie.

Noi non dobbiamo creare i quadri organizzativi per la Confederazione generale del lavoro o per i dirigenti di essa; ma dobbiamo sviluppare nelle fabbriche una azione di difesa sindacale nel senso di mantenere negli operai il concetto dell’organizzazione sindacale di classe, di creare intorno a noi l’organizzazione sindacale che, in un momento di eventuale ripresa del movimento, ricostituisca sulle nostre basi politiche e sulle nostre direttive la massima organizzazione proletaria, lasciandone fuori l’attuale burocrazia dirigente. I dirigenti confederali, specialmente se all’estero, non faranno nulla nella massa delle fabbriche; manterranno uno scheletro esilissimo di organizzazione rappresentato da un certo numero di comitati nominali ed estranei alle masse. Noi invece fra gli operai delle officine ricostruiremo il movimento sindacale reale, sulla base dei nostri principi ed in modo da assicurarcene il controllo avvenire.

I problemi pratici di organizzazione dovranno essere risolti appena si presenteranno. Oggi è necessario fissare la direzione e gli obbiettivi della nostra azione sindacale. Oggi non possiamo che limitarci ad un’opera di agitazione con la parola d’ordine della difesa sindacale operaia, contro l’organizzazione corporativista. In seguito vedremo se sarà possibile e come e dove organizzare completamente delle forze sindacali. Ma in ogni caso dobbiamo essere contrari alla formazione di sindacati di fabbrica, i quali ostacolerebbero il lavoro delle nostre cellule, facendoci apparire come scissionisti.

Morelli. Noi dobbiamo anche agitare la parola d’ordine della lotta contro i riformisti dei sindacati e per l’unità sindacale internazionale.

Gramsci. Queste parole restano naturalmente come contenuto generale della nostra…

Ma oggi l’azione sindacale nostra deve svilupparsi in nome della difesa sindacale di classe: il fatto stesso che questa azione e quella ricostruttiva del movimento sindacale siano condotte da noi, e da noi soli, costituisce il modo migliore e piú reale di lottare contro i riformisti e contro l’influenza riformista dei sindacati.

Gli organismi che inquadreranno le forze sindacali ricostituite saranno i comitati di difesa sindacale; in un primo tempo poiché si tratterà piú che altro di sviluppare dell’agitazione, di questa azione sindacale fra gli operai potranno anche essere incaricati gli stessi comitati di agitazione nelle fabbriche. Di mano in mano però che si otterrà qualche risultato pratico occorrerà differenziare la funzione dei comitati di agitazione da quella dei comitati di difesa sindacale.

Non bisogna dimenticare che nelle fabbriche e tra la massa operaia noi dovremo far vivere e operare, ciascuno nel proprio campo, tre organismi diversi e con funzioni proprie:

le cellule, che costituiscono la organizzazione politica del proletariato: il partito comunista;

i comitati di agitazione, organismi di massa, che attraverso le conferenze di officina si allargano negli organismi di massa piú completi: i comitati operai e contadini;

i comitati di difesa sindacale, organismi sindacali, che partono come base di lavoro dalla fabbrica e potranno far capo in ogni città ad un unico comitato di difesa sindacale, il quale corrisponderà alle camere del lavoro di un tempo.

Questi diversi organismi rispondenti a tre diversi campi di attività non debbono mai essere fra di loro confusi.

Intervento al Comitato centrale del partito comunista del 9-10 novembre 1925.
Il titolo è del curatore.