Carneade

Gramsci, Antonio

Alla Camera del lavoro si è tenuto un comizio… pro Tresca. Chi era costui? Pel pubblico un illustre Carneade; per i socialisti un martire futuro. Tresca è una specie di… Ettor e Giovannitti. I socialisti ora fanno un po’ di fracasso per evitargli la sedia elettrica.

 

Il «Momento» si serve perfettamente della fraseologia di don Abbondio. Carneade? Chi era costui? Certo neppure un canonico e neppure un parroco… di Copparo. È solamente una specie (!?) di… Ettor e Giovannitti. Come è pidocchioso don Abbondio! Quanto schifo fa don Abbondio! Ma chi domandava ai sudici scrittori del «Momento» di conoscere Carlo Tresca, di esibire una delle tante loro allumacature per evitare la sedia elettrica al nostro compagno? Sicuro, i socialisti hanno fatto «un po’» di fracasso, e nove di loro hanno ricevuto le botte dei questurini e il carcere del pretore. E si propongono di farne ancora dell’altro, e non aspettano che i clericali vengano a dare il braccio forte. Sono contenti anzi di essere soli a manifestare il loro sdegno, come sono contenti di essere soli in tutte le altre occasioni. Non si mendicano lacrimucce dai coccodrilli. E don Abbondio non è scontento degli esempi che una qualunque sedia elettrica dà alla specie di Ettor e Giovannitti. Egli è contrario per temperamento a tutti quelli che, come egli dice, possono suscitare dei guai. Ma per guai intende ben altro da ciò che le comuni persone oneste intendono. Guaio è per lui ciò che turba il quieto vivere. E il quieto vivere vuole che le prepotenze siano lasciate consumare, che le ingiustizie siano lasciate consumare. I potenti, dice don Abbondio, sono troppo forti perché si possa loro intralciare il cammino, senza guai. I capitalisti del Minnesota per il «Momento» sono troppo necessari per il mantenimento dell’ordine costituito, perché li si debba combattere per un qualsiasi Tresca. Che un onest’uomo sia sacrificato, ciò non importa. Don Abbondio non è il cardinale Borromeo. Costui aveva, nella fantasia del Manzoni, la scemenza di predicare che per il raggiungimento della giustizia doveva anche farsi perire il mondo. Che per impedire l’arbitrario soffocamento di un uomo, si deve essere pronti a tutte le azioni. Ma per seguire questi precetti non bisogna essere inguainati nella pelle di un coniglio, non bisogna avere troppi interessi mondani da salvaguardare, non bisogna, per esempio, essere cattolici che negli Stati Uniti vogliono prevalga la chiesa apostolica romana senza ragione che non sia quella di Stato, senza ragione che non sia il privilegio concesso dallo Stato. Quando si è privilegiati, o si vuole diventarlo, si difendono anche i privilegi degli altri. E si giustificano tutti gli eccessi di questi privilegi.

Carneade? So forse io chi sia? So forse neppure se in realtà sia un uomo di carne ed ossa come me? Uno che può essere un martire del socialismo, puah! Lasciamo dunque che sia posto a sedere su quella tal sedia. Un mestatore di meno, un creatore di guai in meno. E don Abbondio si forbisce le labbra dal recente bicchierotto di vino.

Questa è la sua realtà, e per essa solo è disposto a strillare.

(4 settembre 1916).