I diritti della toga

Gramsci, Antonio

Caro «Avanti!»

Ieri durante la discussione di una causa per diffamazione in tribunale, l’avvocato De Agostini ebbe ad affermare, difendendo l’imputato, che nelle ferrovie dello Stato tutti rubano, e che perciò il sottoscritto rubava anche lui. Ora per l’onorabilità mia e per quella della categoria a cui appartengo, invito l’avvocato sunnominato a ripetere, non protetto dalla immunità della toga, ciò che ha detto in tribunale, affinché io possa querelarlo con ampia facoltà di prova. In caso contrario l’avvocato non sarà che un volgare diffamatore.

LORENZO DONATO

Il compagno Donato con questa lettera commette uno di quegli atti che volgarmente sono detti ingenui. Egli è un lavoratore, uno di quelli che giorno per giorno consumano una parte della loro vitalità, della loro energia a produrre qualcosa di utile alla collettività. Perciò non è né scettico né cinico, come la moda comanda. Crede, per esempio, che un avvocato in tribunale sia l’incarnazione della giustizia, produca anch’egli qualcosa che sia utile alla collettività. Non concepisce che un mozzorecchi, a corto di argomenti e protetto dalla toga che lo fa incarnazione della giustizia, distribuisca a destra e a sinistra patenti di disonorabilità e cerchi, abbassando il livello della dignità dei testimoni e degli accusatori, di togliere di dosso al suo cliente la minaccia della sanzione punitiva. Il Donato pertanto domanda ragione della diffamazione che è stata permessa contro la categoria dei ferrovieri dello Stato e crede, avendo ragione, che questa gli venga riconosciuta. Non sa che la democrazia liberale ha instaurato a principio che un avvocato, perché rivestito di una qualsiasi toga bisunta, può mentire, può inventare, può diffamare pur di far assolvere, pur di salvare la sua parcella da noiose recriminazioni. Non sa che il settantacinque per cento degli avvocati almeno (siamo ottimisti) sono tali solo per la toga e sostituiscono le buone ragioni, i convincimenti con parole vuote di senso, ma che devono avere l’apparenza di sostanzialità.

Per fare assolvere il suo cliente, il cavalocchi De Agostini ha detto che tutti i ferrovieri dello Stato rubano a mansalva. Per questo giurista il fatto che tutti possono rubare è giustificazione per quelli che possono aver rubato, e non si preoccupa di diffamare una numerosa categoria di gente che lavora pur di rendere salata la sua sportula.

Donato lo prende per il petto e vuol costringerlo ad assumere la responsabilità delle sue parole. Ingenuità. Ma intanto se molti fossero ingenui a questo modo, cioè chiedessero che la giustizia sia e debba essere una cosa seria, ci sarebbero meno De Agostini a questo mondo, con giovamento ineffabile degli onesti e con meno rivendite di carta bollata. Ma bisognerebbe che quella tal democrazia liberale fosse piú nelle coscienze e meno nelle formule, cioè che non ci fosse piú democrazia liberale.

(27 luglio 1916).