La pentola bolle

Gramsci, Antonio

Un insolito fervore di carità, di beneficenza si è impadronito delle castissime anime dei componenti l’associazione monarchica Umberto I. In piazza S. Carlo la solerte istituzione ha aperto un banco di beneficenza per aiutare la famiglia del soldato, e nei retrobottega della sua sede sociale di via Genova ha iniziato da qualche giorno una pesca ancor piú miracolosa, un pozzo di S. Patrizio ancor piú a fondo… perduto. La Monarchia è tremendamente preoccupata delle future sorti della patria. Non vuole che vadano perduti i frutti del lavoro che ha svolto in questi due anni ultimi per il rinnovamento d’Italia, non vuole che i suoi uomini, che tanto si sono sacrificati per le opere di preparazione civile, siano defraudati di una equa ricompensa. La pentola bolle in via Genova, e prepara uno squisito menú di deputazioni, di commende, di cavalierati. Le elezioni specialmente interessano i disinteressati patrioti che si nutrono del becchime marca Ferrero di Cambiano. I comitati interni, che dopo l’entrata in guerra dell’Italia non erano stati piú radunati (la concordia dei nobili sensi era cosí perfetta da rendere inutile ogni discussione), hanno tenuto in questi ultimi tempi tutta una serie di sedute clandestine. È buona legge di guerra tener nascosti ai nemici la propria volontà e i propri propositi. Le notizie sulla salute del compagno Casalini avevano montato la testa a parecchi. I preti delle associazioni cattoliche si preoccuparono dell’avvenire serbato alle anime innocenti del terzo collegio. Fu dato come certo il prossimo ritiro dalla vita politica del nostro compagno. I clericali vollero sentire quali intenzioni nutrivano i loro fratelli siamesi liberali. Si trovò facilmente la base dell’accordo, furono fatti i nomi dei candidati. Non si fece la proclamazione per non scontentare fin d’ora i numerosi aspiranti. Gli scontenti però ci sono già, almeno a quanto dice un’autorevole persona, membro dell’immensa associazione, che con gran segretezza va dicendo a tutti che lui… non è scontento.

La sorpresa maggiore è stata riservata al Bevione. Evidentemente la «Gazzetta» non ha perduto le sue buone doti di iettatrice: il povero Panié ne sa qualcosa. I preti hanno trovato il successore per il quarto collegio. L’attivissimo e intellettualissimo figliolo del senatore Badini, molto noto nei salotti dell’aristocrazia nerofumo di Torino, ha trovato modo di dare ad… amministrare alla Monarchica una discreta somma (dalle 100 000 lire in su), che dovrebbero fruttare a lui il quarto collegio, e all’illustre comm. Venanzio Sabbione la successione, senza beneficio d’inventario, di Giulio Casalini. Il Sabbione, per la sua voce robustissima, avrebbe posto come caposaldo del suo programma politico quello di succedere all’on. Cavagnari nel chiedere a ogni fine di sessione parlamentare la chiusura anticipata dei lavori e delle discussioni.

Come si vede, molta carne in pentola. Troppa, secondo qualcuno che non ha perduto completamente la testa, e si accorge del tantino di ridicolo che c’è in tutto questo armeggiare. Ed ha torto. Si è occupata forse di qualcosa d’altro che non siano elezioni ed eleggibili la Monarchica? Pertanto non fa che continuare le sue nobili e serie tradizioni. Con quanto successo il passato insegna.

(14 ottobre 1916).