Il ventre

Gramsci, Antonio

Il demone della contraddizione vorrebbe dettare alla mia penna un elogio del ventre. E sono costretto a riconoscere che il demone non ha tutti i torti. Esso ha incominciato a sussultare il giorno, che incomincia purtroppo ad allontanarsi, in cui fu costretto a sdilinquirsi per la favola di Menenio Agrippa. Oggi è l’egregio avvocato Marconcini, consigliere comunale, che si ripresenta, nuovo Menenio, a favoleggiare sul ventre. E fissa nel ventre la differenziazione tra socialisti e cattolici, e, scrive il «Momento», polemizza col Bebel per la frase, sibillina all’intelligenza del cronista clericale: «La questione sociale è una questione di ventre». Il demone della contraddizione vorrebbe un elogio del ventre. Ma non lo accontento neppure ora, come non l’ho accontentato quando, sul tormentato banco della scoletta, ventre voleva dire tutto ciò che è dolce al palato, e la tentazione era piú forte. Lasciamo pure che vengano elogiati il cervello, l’intelligenza, la ragione e che il povero ventre riceva oltre che le ingiurie del regime di guerra, col pane unico e la restrizione dei consumi, anche le ingiurie teleologiche del prof. Marconcini. Il quale, beato lui, è socialista senza ventre, è socialista generoso, mentre noi siamo socialisti traditori e ingannatori dell’operaio, perché abbiamo la disgrazia di essere nati col ventre. E ci inchiniamo umilmente dinanzi al novello Menenio, senza difficoltà, perché abbiamo il ventre, è vero, ma esso non è ipertrofico, e ci permette l’inchino, Solo vogliamo suggerire al cronista clericale una interpretazione della sibillina frase di Bebel, perché la riferisca all’egregio avv. prof. Marconcini, consigliere comunale, per vedere se possa persuadersi che anche il nostro sistema economico è retto da un principio morale. Per esempio: «La quistione sociale è quistione di ventre che non vuole essere piú solo ventre». Una cosa semplicissima, semplice almeno quanto il cervello dell’egregio professore che in una frase di Bebel fa consistere tutto il socialismo, che di una parola fa la quintessenza di un movimento sociale dei piú complessi, che ha la sua teorica e la sua pratica, la sua morale e la sua economia. Forse per questo non mi sono deciso di fare l’elogio del ventre. Questo modesto organo tanto necessario e tanto disprezzato dagli sciocchi che pongono la nobiltà nelle parole e nelle parti del corpo, non ha neppure bisogno di essere difeso. Le stupidità non meritano contraddizione. Il demone si placa. Chi crede di essere cervello e solo cervello annega nel ridicolo della sua fatuità. Chi afferma che gli avversari sono ventre e niente altro che ventre, è cosí fuori dai domini dell’intelligenza che può essere un buon cattolico con lodevoli tendenze al democristianesimo, ma non può essere discusso. O forse sí, ma da Pietro Aretino, che di fronte alle sciocchezze untuose della moralina cattolica riusciva a trovare l’unica posizione polemica possibile.

(21 novembre 1916).