Film «municipale»

Gramsci, Antonio

Polidor, Maciste, Buy, l’uomo d’argilla, ecc. ecc. sono sfilati davanti ai nostri occhi nella seduta consiliare dell’altro ieri. Ci siamo divertiti, perdio, e non è dir poca lode per la compagnia di ombre cinesi che esercisce attualmente il Palazzo di Città.

Polidor, la comica finale; capovolgiamo: tanto, nei cinematografi a proiezioni continuate, ciò non nuoce affatto. L’esilarante Bolmida. Egli si compiace dei buoni risultati della tramvia Torino-Rivoli, 3 milioni di capitale, 300 000 di utili. Il Polidor dell’amministrazione Rossi è gongolante; l’aveva detto lui… Ma Sincero, il tiranno della commedia, dà mani ai freni. Le 300 000 lire sono semplicemente la differenza tra l’entrata e l’uscita di… cinque anni di esercizio; non rappresentano neppure un’attività, perché non sono depurate della quota di ammortamento e dei fondi per i miglioramenti. Piú Polidor di cosí: Bolmida, l’amministratore di Torino, non sa neppure che gli utili si dividono per annualità, che entrata non vuol dire attività, ecc., e crede cosí, ingenuamente, che i 3 milioni abbiano dato il 10 per cento di utile. Naturalmente gongola della sua bella trovata che ha procurato alla città una cosí confortante rugiada di zecchini. Se il piú minchione degli amministratori di un circolo vinicolo di provincia avesse fatto le stesse affermazioni, dio sa che sottili ironie in tutti gli organi della gente… astemia. I Maciste sono parecchi: Ruffini, Zaccone, Cavaglià. Che turgore di bicipiti, che eleganti e graziose piroette essi fanno pur tenendo gli avversari sospesi per aria. Ma siamo al cinematografo, e i trucchi, si sa, aiutano molto chi fa il gigante. Mercandino sta da parte: il buttafuori non partecipa alla commedia, fa parte del macchinario. Cavaglià, l’assessore legale, è il mozzaorecchi classico; il comune è evocato in giudizio per un pagamento di lire 232 000. Ne ha già pagate, per i ritardi di cui si è reso colpevole, 100 000. Il cavalocchi non indaga sulle responsabilità, egli cerca un Cireneo: il governo. C’è la probabilità che siano tutti gli italiani a dover pagare; perché compromettere solo i torinesi? Probabilmente, per gli altri ritardi e le altre gherminelle legali, saranno gli uni e gli altri che pagheranno il conto che andrà sempre piú allungandosi. Ma può preoccuparsi di ciò un leguleio? Intanto, scarichiamo sul governo la lite; iddio penserà al resto.

Buy, l’uomo d’argilla, è Teofilo Rossi. È sempre in carattere per la mancanza di carattere; piú che d’argilla è di caucciú. Le sue giustificazioni sono sempre sulla stessa linea. Si dànno troppi banchetti a Torino? Ma, altrove non si fa di peggio? Veramente, altrove, si banchetta dopo che si è lavorato. E a Torino unico lavoro è banchettare; ma si tratta di sfumature. Le carni suine vengono contrabbandate, e la cittadinanza ne soffre? Il sindaco ha fatto il suo dovere: ha comunicato al ministero dell’agricoltura un voto emesso da una commissione. È vero che il ministero non ha ancora risposto; ma Teofilo che può farci? La cittadinanza aspetti; intanto il contrabbando lavori pure, ma si può disturbare con noiose insistenze il governo per cosí poco? È cosí bene educato Teofilo e abborre dal dare noie a chicchessia. Sia educata anche la cittadinanza, e non dia noie; se non c’è pane ci saranno sempre brioches, diceva la signorina di Lamballe, che era l’educazione in persona. Si domanda una inchiesta all’ufficio tecnico che ha lasciato cacciare il comune nel ginepraio delle liti per il palazzo dei telefoni. Teofilo in massima non è contrario, ma in minima la crede inutile; secondo lui, quando si eseguiscono opere pubbliche, si finisce sempre per litigare. A che pro dunque le inchieste? Allah è Allah, e in fin fine dei conti il governo (sempre il governo, e cioè gli italiani) pagherà i cocci. E cosí via, sempre piú d’argilla, anzi di caucciú. Noi soli ci lamentiamo, e bisogna davvero che siamo organicamente dei malcontenti, per non essere soddisfatti di queste film spettacolose che ci vengono elargite. Davvero che i circenses non mancano a Torino: Polidor, Maciste, Buy, ecc., i piú famosi, i piú costosi attori. Veramente, i piú costosi.

(9 giugno 1916).