Innocenza

Gramsci, Antonio

Oggi per iniziativa dell’ACT[1], si avrà il ballo dei bambini. Un avviso affisso nei nostri ritrovi dice che, nonostante il periodo «doloroso» che si attraversa, non s’è voluto privare i nostri bimbi — i bimbi della gente di lavoro — di un sollazzo di consuetudine annuale. Già! Oggi è la domenica grassa. Giornata di allegrezza e di spensieratezza. Leggo l’avviso e non so davvero dare torto ai nostri amici dell’ACT. Non che tenga per buone le ragioni del concittadino prof. Clan, di quegli che scrisse un lungo e reiteratamente citato articolo sul «Corriere della Sera» per ammonire gli italiani a non venir meno alla piú fulgida delle loro glorie tradizionali, rimanendo giocondi anche in tempo di guerra, per non dare a credere ai nemici che la guerra ci accora e ci scoraggia.

Comunque il ballo dei bambini promosso dall’ACT suggerirà qualche altra riflessione amara a quell’anima amletica dei cattolici torinesi che è il prof. Marconcini, ed egli avrà cosí lo spunto per un’altra «tiritera» contro i socialisti. Ah! Vedete i cosí detti educatori e tutelatori del popolo, sono pur essi preoccupati di assicurare al popolo, come un tempo, panem et circenses.

Piano, professore! Non dite sciocchezze; socialismo non è baldoria. Voi al consiglio comunale, quando non siete d’accordo con nessuno, nemmeno con voi stesso e i vostri ilari colleghi ed amici che odiano la pornografia e credono al mistero dell’immacolata concezione, siete immancabilmente distratto; e avete frainteso le parole dei socialisti a proposito dei divertimenti proletari, cosí come ha frainteso un altro grande uomo, il Prato, che in una rivista cosí detta scientifica, la «Riforma sociale» di Einaudi, rimprovera ai socialisti torinesi di aver rivendicato «il diritto del proletariato alla gozzoviglia festaiuola!» Testuale!

D’accordo: non è questa l’ora della baldoria. Viviamo in piena tragedia: nessuno piú di noi di questa — che è la piú terribile, inconsolabile tragedia della storia e che avremmo voluto risparmiare all’umanità — sente l’angoscia inesprimibile dell’ora che volge. Tragedia della carne, e ancora piú tragedia dello spirito…

Dice l’avviso dell’ACT che mi sta di fronte: «Il ballo dei bambini si farà nonostante il periodo doloroso»; ed è giusto che sia cosí. Perché, per quelle stesse ragioni onde ora, a cagione della guerra, siamo anche noi contrari alla baldoria carnevalesca, che del resto è una volgarità anche in tempi normali, che non ha mai conosciuto le nostre simpatie, dobbiamo sottrarre il mondo dell’infanzia e dell’innocenza ad ogni perversità che è di noi adulti, che è del nostro vecchio mondo infame.

Vorrei che della guerra neppure si accorgessero i nostri bimbi. Cosí è che certe iniziative di uomini seri, benpensanti, ne sembrano una profanazione dell’infanzia. Il ballo dei bambini che oggi vedrò in corso Siccardi è un monito per molti altri al rispetto dell’infanzia, che in nome della patria si vorrebbe rendere consapevole di tante cose che è meglio ignorare… [dieci righe censurate]. Ma anche i pazzi amano i bimbi e li rispettano, esimio signor Marconcini. Non siate, voi saggio immelanconito in una contraddizione dello spirito, peggiore dei pazzi.

Non senza una ragione profonda, sottile, ironica, l’avviso per il ballo dei bambini mi rievoca alla memoria un episodio della vita di Federico Nietzsche. Un giorno, quando il grande inneggiatore del superuomo che doveva determinare la diffusa psicopatia del superpopolo, quindi la superstizione della guerra, era in cura a Basilea per pazzia inoltrata, passeggiando per le contrade della cosí detta regina del Reno, s’imbatté in una bimba che trotterellava sorridendo; l’avvicinò e accarezzandole la testina d’oro all’assistente che lo accompagnava, con un sorriso negli occhi stanchi e folli, il creatore di Zaratustra ebbe a dire:

— Non è forse l’immagine dell’innocenza?…

Perché sono l’immagine dell’innocenza i nostri bimbi devono ballare e dare trilli, e sollazzarsi anche in tempo di tragedia [due righe censurate].

Buon divertimento, piccini!

(5 marzo 1916).


  1. Alleanza cooperativa torinese, ramo commerciale dell'Associazione generale degli operai