Guerra di talpe

Gramsci, Antonio

La lotta tenace che i consumatori torinesi hanno intrapreso contro le due società del gas sta prendendo un curioso atteggiamento di guerra di trincea. La cittadinanza ha ormai a sua disposizione un’arma formidabile, un vero e proprio 420, nelle sentenze del giudice conciliatore, e se ne fa forte, e la fa sparare gioiosamente sotto il naso degli agenti che vanno per minacciare. E le società allora, obliquamente, subdolamente, cercano di scalzare il terreno avversario, di far scoppiare delle mine sotterranee, di suscitare la discordia in famiglia. Non possono violare il domicilio di nessuno, non possono togliere il gas ad un intero isolato per colpire uno, due, tre refrattari, e si insinuano come possono, cercano di piombare nell’appartamento quando l’uomo è assente, quando la pentola bolle sul fornelletto, e imporsi con la sorpresa, compiere la chiusura del contatore furtivamente e quindi dileguarsi dopo il facile trionfo. Negli uffici d’amministrazione delle due società, mai come in questi giorni fu studiata la topografia della città, gli spaccati e le orizzontali delle case, l’ubicazione delle condutture e dei contatori. E di notte, armati di scale e di grimaldelli, tenaglie, chiavi inglesi, vengono sguinzagliate le talpe che dovranno bucare i muri dei gabinetti di decenza, arrivare con gli strumenti fino alla fortezza e smantellarla. È commovente l’accordo che subito si è stabilito fra i proprietari di casa e i manutengoli delle società gassogene a danno degli inquilini e la facilità con la quale i portinai dànno le indicazioni sugli orari di lavoro degli operai delle officine. E che strizzatina d’occhi quando vedono le facce rabbuiate delle donne che alla mattina hanno avuto la brutta sorpresa dell’interruzione del gas, e devono provvedere in qualche modo per la sostituzione del combustibile.

Ma non bisogna arrendersi perciò. Ricordiamoci gli insegnamenti bellici di tutti i colonnelli Barone del grande giornalismo: alla guerra di logoramento non c’è da opporre che una tenace pazienza, e la vittoria non può mancare. Ogni lotta vuole delle vittime, siano pur esse un pranzo ritardato e un’illuminazione ridotta. Le sentenze dei giudici conciliatori sono una vittoria clamorosa. Per esse la condizione giuridica delle società gassogene s’è venuta chiarendo. Le società sono equiparate agli esercenti che non possono domandare un prezzo della merce superiore a quello del calmiere (il calmiere è costituito dall’impegno contrattuale di non modificare le tariffe senza un semestre di preavviso). E come l’esercente che vuol fare capricci può essere denunziato alle guardie, cosí dovrebbe essere denunziato alle guardie l’aguzzino che pretende il maggior prezzo del gas e minaccia rappresaglie in caso di rifiuto. È questo il modo migliore per tagliare le unghie alle talpe che cercano di stancare gli utenti sgretolando i muri e facendo perdere la pazienza alle donne che attendono alla cucina. Il giudice conciliatore che ha riconosciuto il non dovuto pagamento dei cinque centesimi di aumento, deve anche riconoscere l’obbligo delle società a fornire il gas alle primitive condizioni, poiché lo scambio è una cosa troppo importante perché possa essere lasciata all’arbitrio degli esercenti, e far pagare la contravvenzione quando essi si rifiutano di far il loro dovere.

(12 aprile 1916).