I trombettieri

Gramsci, Antonio

Oggi sono piú idrofobo e piú cane arrabbiato del solito. Ma credo d’averne ben donde. Da tre giorni, ogni mattina, dalle quattro alle cinque, proprio nell’ora in cui nelle caserme si dà la sveglia ai soldati, di fronte alla mia finestra, nella casa di faccia incomincia la scuola di tromba. Vi prego di credere che non è la cosa piú allegra di questo mondo. Proprio nell’ora piú propizia al sonno riparatore, quando la nervosità della giornata di lavoro si acquieta per la stanchezza, ecco che pare sia arrivato il giorno del giudizio universale e trombe in tutte le chiavi incominciano a squillare con cosí sconcertante insistenza che pare tutti gli echi degli angoli della stanza ne risuonino e i muri stessi siano diventati una cassa armonica. Non giudico, constato. La casa di fronte è grande, è un isolato che si estende da via S. Croce a via Ospedale, ha delle risorse innumerevoli; perché la scuola di tromba debba essere posta proprio di fronte all’enorme alveare nel quale dei pacifici cittadini credono avere il diritto, pagato salatamente, di riposare, non riesco proprio a spiegarmelo. Non faccio una questione personale: naturalmente, essendo la mia idrofobia in causa, sento piú vivamente il torto che si fa ai miei coinquilini, ma mi pare che il mio interesse personale combaci perfettamente con quello di tutti gli altri, perché sia abbastanza giustificata la protesta. Le seccature inevitabili sono già sufficienti a dare agli abitanti della città quel tono nervoso che li distingue dai pacifici ed invidiabili campagnoli. Che proprio non sia possibile evitare queste altre, come la scuola di tromba, cui si potrebbe senza difficoltà rimediare? Capisco che per l’autorità tutoria il cittadino non è che un contribuente che ha solo il sacrosanto dovere di pagar le tasse senza fiatare, di accettare senza protesta tutti i gravami che anche i semplici monopolizzatori delle industrie civiche credono avere il diritto di imporgli, di non turbare la pubblica tranquillità, ecc. ecc. e che per il resto deve cavarsela da sé e non incaricarsene. Ma siccome penso che se domani saltasse a me il ticchio di prendere in affitto un appartamento nel palazzo dove abita il signor sindaco, o il signor prefetto, o il signor comandante della divisione, e di istituirvi una scuola di bombardino o di cornetta con orario piuttosto mattiniero, sentirei strilli e proteste da digradarne tutte le oche di Brema sottoposte all’ingrassamento del fegato, e sarei posto alla porta senza molti complimenti; cosí credo che sarebbe dovere in una città dove si predica l’igiene ed è multato chi sputa sul tram, che si provvedesse perché anche nel caseggiato che va da via S. Croce a via Ospedale le scuole di tromba fossero allogate in appartamenti un po’ eccentrici, perché la salute dei cittadini non è posta solamente nei polmoni e nel sangue, ma anche nei timpani e nel sistema nervoso.

(24 febbraio 1916).