Una lega economica comune

Gramsci, Antonio

Siamo riusciti a leggere lo statuto sociale della nuova lega costituitasi a Torino con lo scopo nobilissimo di purgare gli italiani della turpe abitudine della bestemmia. La prima parte, che afferma, con espressioni degne del piú alto encomio, come qualmente «troppo ormai ci ha infastidito l’odiosa immoralità dell’insulto alle norme piú elementari dell’educazione e del sentimento di una nazione civile, perché nell’ora presente, in cui i nostri fratelli sulle frontiere della Patria con lavacro generoso purificano materialmente la Terra che Dio ci ha dato colla vittoria delle armi, non debba anche moralmente risplendere la gloria secolare d’Italia, maestra sempre di civiltà e di gentilezza», e che dobbiamo pensare «seriamente alla completa rigenerazione del nostro popolo cosí efficacemente iniziato al rombo del cannone», questa prima parte, dunque, possiamo anche trascurarla, sebbene sia stata laudabile cosa cercare di innestare l’attività della lega a un processo di rigenerazione iniziata al rombo del cannone, il quale tanti ammaestramenti lascerà nella coscienza degli italiani. La parte piú interessante del programma è la seconda, perché in essa troviamo la risoluzione concreta del tremendo problema della bestemmia. Visto e considerato, afferma, che l’uomo fondamentalmente buono (dato che solo tale lo poteva creare la volontà di Dio onnipossente) non bestemmia se non quando a ciò è trascinato dai tristi casi della vita; visto e considerato che l’uomo tira in ballo in questi tristi casi della gente irresponsabile, quale Dio, la Madonna e tutta la gerarchia celeste, poiché non riflette che invece dei suoi malanni origine precipua sono gli istituti terreni, si propone: di convincere i bestemmiatori, con conferenze e amichevoli conversazioni, a riflettere che se una tassa viene aggravata, se il padrone di casa aumenta il fitto, se la moglie strilla che non si può tirare innanzi, perché tutto rincara e il lavoro non dà il necessario per vivere, ecc., è perfettamente inutile affermare che Dio è faus e che la Madonna è un poco di buono. Piú utile sarebbe di cercare di cambiare il governo, i padroni di casa, i principali, e fare in modo che non sia piú in loro arbitrio il tassare i poveretti, angariare gli umili, lasciando a questi come unica libertà lo sfogo della bestemmia e del turpiloquio. Visto e considerato che la gran massa degli uomini bestemmiando non fa inconsciamente che un atto di resistenza ad una volontà superiore alla sua; che invece questa resistenza dovrebbe estrinsecarsi in modo piú congruo ed efficace, solo che questa massa avesse piú coscienza della propria forza e della possibilità che questa le offre di cambiare ciò che deve essere cambiato, e di togliere di mezzo tutte quelle cause che ora rendono infelice la sua esistenza, la conducono a sfoghi inconsulti e inverecondi contro entità metafisiche che sarebbe meglio lasciare nelle loro nicchie. Visto e considerato tutto, la lega decide di uniformare la sua azione pratica a questi concetti, fa obbligo ai suoi propagandisti di non tirare in ballo la gentilezza latina, le punizioni del fuoco infernale e tutto il resto, armi vecchie e spuntate che hanno fatto il loro tempo e si sono dimostrate sempre inefficaci, ed insegnare invece che, essendo l’uomo causa di tutto ciò che avviene nel mondo, bisogna prendersela contro gli uomini, e cercare di togliere a quelli che ora sono i padroni la possibilità di nuocere. E poiché finora questi insegnamenti sono stati patrimonio dei socialisti…

A questo punto il testo dello statuto che è venuto in nostre mani è monco. Non possiamo perciò dire quale sia l’ultimo obbligo. Possiamo però assicurare che dati i nomi delle persone che compongono il comitato direttivo della lega (conte Prospero Balbo, cavalier Edoardo Bellia, conte Olivieri di Vernier, ecc.) non sia da pensare che si consigli ai soci di iscriversi nel nostro partito. Del resto noi non li vorremmo.

(1° luglio 1916).