Il nuovo collare

Gramsci, Antonio

Beh! Contenti tutti, contento anch’io. Il nostro concittadino adottivo, illustre fra gli illustri, è stato insignito del collare dell’Annunziata, è diventato cugino del re come Giolitti. Ho letto i commenti dei giornali. Pare che nessuna delle grandi onorificenze abbia raccolto tante approvazioni. Segno che l’on. Boselli se lo meritava — il collare.

Io compio uno di quegli sforzi di obiettività che di solito mi abbisogna ogniqualvolta guardo fuori della nostra cerchia, e considerando i meriti borghesi degli altri incollarati — dallo Spingardi, vituperato per via della neutralità, al Marcora in odore di massonismo e che deve molto, se non tutto, al Giolitti — devo convincermi che l’on. Boselli è tra i piú meritevoli della chincaglieria. E poi, egli è uno di quegli uomini rari per i quali una certa mitezza innata non è sinonimo di scemenza.

Mi par di vederlo, di udirlo al consiglio provinciale, dove in una delle sedute estive pronunciò la ripetizione del discorso che alla Camera — nella seduta celebre della guerra — aveva tanto commosso. Fra i meriti grandi dell’on. Boselli c’è — secondo un giornale non salandrinesco, quindi non boselliano — la sua eloquenza. Verissimo! Dalla memorabile seduta del consiglio provinciale io riportai un’indimenticabile filza di «nui» e di «vui» che, chi sa mai per quale stranezza psicologica, mi dànno tuttora una tenue sensazione di cose muffose. Stramberie!

Ma io debbo notare che l’on. Salandra sollecitando dall’«Augusto sovrano» il collare di Amedeo VI, fregiato dell’immagine sfuggente della santissima vergine assunta, ha voluto premiare chi, almeno con un discorso, volle essere il degno «rappresentante del consenso popolare all’impresa nazionale». Il cittadino di Troia ha, cioè, premiato il sostenitore della sua tesi e della sua situazione politica. In altri tempi di minor insincerità il premio potrebbe avere un’altra definizione.

Gli altri meriti boselliani passano in seconda linea nelle apologie dei giornali. Vedo che il giornale nazionalista scrive di riallacciature boselliane «della realtà dell’oggi alle memorie della giovinezza» del nuovo incollarato.

È troppo! L’on. Boselli non può vedere la guerra «nostra» dal punto di vista del giornale romano. Guerra nazionale ed imperiale, questa. D’accordo. Ma l’on. Salandra è prudente e il secondo aggettivo lo evita, mentre l’on. Boselli con esso non può dare la summenzionata sensazione di muffa, perché con esso non c’è da mutare nella pronuncia l’o con l’u. È soprattutto per questa mutazione che io — iconoclasta con pochi anni — sono pure contentone che l’on. Boselli sia diventato cugino del re…

(2 gennaio 1916).