Ser Ciappelletto

Gramsci, Antonio

Nel secolo ventesimo ser Ciappelletto ha trovato piú utile per la propria santificazione fare il direttore di giornali democratici. Il Boccaccio conobbe il ser Ciappelletto da Prato, barattiere, falsatore di monete, nemico delle donne ma non dei bei giovani, calunniatore e assassino volgare, il quale riesce tuttavia a farsi credere santo, e il cui cadavere ben conservato e con opportuni richiami arricchiva un convento della Borgogna coi miracoli e le guarigioni. Ser Ciappelletto nel ventesimo secolo non falsa moneta e non ammazza nessuno (gli altri peccati sono meno sindacabili, ed è piú facile occultarli oggi che nel secolo tredicesimo), ma tace. Il silenzio è d’oro, per i direttori dei giornali democratici. E non dell’oro metafisico per cui si ripete il proverbio alle donne chiacchierone e ai bambini saccenti; ma d’un oro che è coniato in bei dischi sonori, con la dolce immagine di un imperatore o di un re. Il giornale democratico ha come programma dei fieri propositi per la tutela degli interessi generali, per il laicismo della scuola, per lo smascheramento degli industriali che si fanno proteggere per gli interessi nazionali e fanno tanto male al povero popolo, per il controllo dei ministri clericali che aiutano i nemici a nutrirsi e rafforzarsi facendo rincarare le frutta fresche, per il disboscamento intensivo delle male piante che la paura della guerra fa moltiplicare, e per altre cose ancora. La sua bandiera è purissima, il suo pennacchio nitidamente candido; la sua canonizzazione non può mancare. Leggete le sue pagine: quante bellissime idee, quale onestà, quale fermezza di carattere! Come non essere solidali, come non aborrire tutto il resto, purulenza marcia di giolittismo, di südekumismo venduto; ser Ciappelletto è veramente abile, è veramente, democraticamente nel solco delle belle sante tradizioni.

Come sanno i lettori che egli è ser Ciappelletto tacendo? Tace che il deputato Corniani lo ha bollato di cattiva amministrazione, perché la cattiva amministrazione sua non è prova di disonestà, come sarebbe in un qualsiasi amministratore socialista. Tace quando gli azionisti della Fiat ricorrono a delle curiose manipolazioni di bilancio per occultare i sopraprofitti o frodare le leggi, perché la Fiat non è mica in mano ai tedeschi. Tace che i gesuiti si sono impadroniti di una chiesa, e tendono a monopolizzare l’istruzione religiosa torinese, perché i gesuiti… sono stati soppressi dalla legge Pinelli e quindi non si può trattare che di invenzioni spiritose. Tace quando un suo collaboratore diventa rappresentante di una ditta austriaca, perché il suo collaboratore non è mica un socialista ufficiale come l’on. Rondani. Tace quando la Navigazione Alta Italia decide di spartirsi i trenta milioni di onesti guadagni, perché il console del Belgio non è… un tedesco, e un anglo-brasiliano non è Otto Joel. Tace tante cose ser Ciappelletto, mai suoi programmi sono sempre lí a dimostrare la sua intemerata coscienza, il suo illimitato patriottismo. I suoi lettori non sanno che esiste nel giornale un’amministrazione, e credono che il proverbio: il silenzio è d’oro, si adatti solo alle donne chiacchierone e ai bambini saccenti. E anche nel secolo ventesimo ser Ciappelletto diventa cosí san Ciappelletto, e fa i miracoli e opera le guarigioni.

(3 settembre 1916).