Catonismo

Gramsci, Antonio

Catone trionfa. Il segaligno e bilioso romano che perseguitava con la ferula implacabile delle sue leggi il lusso eccessivo delle opulenti matrone, si è trasformato in rond-de-cuir, e armato di matita bleu cancella, cancella per la salvezza delle istituzioni e della pace sociale.

Il catonismo si è dilatato, ha invaso tutte le attività sociali e ha trovato nello stato di guerra l’ambiente favorevole per il suo completo sviluppo, come i microbi lo trovano nelle culture dei gabinetti anatomici. Non è l’intolleranza gagliarda di chi non può sopportare lo sproposito, di chi non può sopportare che il blocco granitico delle sue idee sia incrinato dall’equivoco e dal dondolismo; è lo stato d’animo che trova perfetta rispondenza nella massima di La Rochefoucauld: «A che pro convincere quando si può far tacere?», stato d’animo di grettezza e di mancanza di spirito di libertà, che è in alcuni la continuazione di un’abitudine prebellica, ed in altri l’espansione di una velleità per lungo tempo covata nel piú profondo dell’animo. A che pro convincere? Per convincere bisogna polemizzare, produrre, bisogna affermare verità che scalzino convinzioni, lavorare insomma. Ma se lo stesso risultato si può ottenere facendo tacere? Stolto chi si arrabatta a battagliare contro gli avversari quando può farli mettere in carcere.

I clericali, che dopo duemila anni di predicazione non sono riusciti a convincere nessuno della diabolicità della carne, censurano persino Una partita a scacchi di Giacosa. Il «Momento» infatti scrive che «all’Istituto del divin cuore» è stata recitata da signorine beneducate la innocente romanticheria del Giacosa finemente ed opportunamente ritoccata in alcune parti, e al prof. Bettazzi solo, ossessionato com’è dall’impudicizia, potrebbe venire in mente di censurare anche il discorso della Montagna, col solo effetto di far pensare alle signorine beneducate a chi sa quali enormità nascondentisi sotto qualche frase un po’ avanzata del buon Piero.

Il consigliere Marconcini ha fatto censurare il Carnevale: questo grande peccatore è stato mandato in castigo a Porta Pila, e Marconcini ha ottenuto l’effetto di far dire in consiglio molte bugie all’assessore Barberis, e di far riversare la folla nella parte piú fetida e piú schifosa della vecchia Torino.

Al Chiarella hanno censurato Beethoven anche dopo che è stato dimostrato (sia pace all’anima degli eruditi) che il grande compositore era fiammingo e non tedesco.

[Dodici righe censurate].

Catonismo, grande malattia dei pruriginosi discendenti dei reazionari del Concilio di Trento! E dire che proprio in Italia, il Rinascimento è stato maestro a tutto il mondo di libertà spirituale! Ma per un solo Vico napoletano, Giordano Bruno e Campanella è in Germania che hanno avuto i piú grandi continuatori, contro i quali ora i frombolieri della latinità scagliano le innocenti loro palle di neve.

(8 marzo 1916).