E lasciateli divertire

Gramsci, Antonio

I proprietari dei padiglioni per i pubblici spettacoli in piazza Vittorio hanno indirizzato al sindaco un memoriale, del quale non si sa se ammirare di piú lo spirito di civismo o la logica della grande tradizione liberale italiana. Sicuro, i proprietari ecc. hanno dato una lezione di liberalismo al giornale nel quale aleggia ancora, specialmente per quanto riguarda il formato e la distribuzione dei vari caratteri tipografici, lo spirito di Giovanni Botero.

Essi dicono: se a Torino anche durante questo carnevale, c’è della gente che vuole divertirsi e passare allegramente quei dati giorni del calendario destinati da tempo immemorabile alle grandi mangiate e alle grandi bevute, perché l’autorità costituita dovrebbe intervenire e impedire questa libera manifestazione della volontà nazionale?

D’altronde, se il pubblico vorrà per quest’anno rimanersene a casa e destinare il superfluo del bilancio domestico o al prestito nazionale, o alla Croce Rossa, o a qualsiasi altra istituzione di beneficenza bellica, a perderci saremo noialtri che ci saremo sacrificati per dimostrare ai tedeschi che in Italia l’allegria non manca anche in tempo di guerra, e che noi italiani siamo superiori anche a certi piccoli incidenti che sono la guerra europea e la morte all’ordine del giorno e della notte, come magnificamente ha sostenuto il consigliere nonché socialista dott. Aroldo Norlenghi.

Noi non possiamo contraddire gli egregi proprietari ecc., tanto piú che siamo persuasi che il loro civismo e il loro spirito di sacrificio non andranno delusi. La prima impressione che i soldati reduci dal fronte manifestano venendo a Torino è questa: ma si sa a Torino che c’è in Italia lo stato di guerra guerreggiata, e che al confine si muore e ci si sacrifica ora per ora in sofferenze indicibili, in martirî inumani? In verità, a Torino, chi se ne accorge chiude il proprio dolore dietro il chiavistello della propria porta di casa, e spasima nel proprio interno monologando. La città continua olimpicamente nella sua vita tradizionale: i ritrovi sono frequentati come mai non furono, le strade sono affollate allo stesso modo, la borghesia guadagna dalla guerra come mai avrebbe sperato, e vuol spendere, naturalmente: in breve volgere di tempo sono state aperte due nuove elegantissime confetterie e un salone cinematografico quale non ce ne deve essere molti in Europa. Pasquariello e Petrolini furoreggiano; Dina Galli vede le pochades del suo repertorio far affollare il teatro di piazza Solferino.

Sí, è vero, si vedono in giro meno giovani, incominciano ad apparire dei soldati, che via! non sono in istato normale. Ma non ha detto il prof. Loria che tanto tutto nella vita è dolore? E dunque, noiosissimi seccatori, lasciate che i torinesi si divertano, lasciate che in piazza Vittorio riappaiano le giostre e le pulci ammaestrate e la bella Virginia nel bagno. I tedeschi sapranno che almeno a Torino la guerra non ha portato nessuno squilibrio, e l’onore d’Italia sarà salvo.

(9 gennaio 1916).