Lo champagne

Gramsci, Antonio

Un’offerta kolossal!

Dico cinquecento bottiglie di champagne! La cronaca avverte che «una benefica persona, che vuol essere sconosciuta, ha messo a disposizione del sindaco conte senatore Teofilo Rossi cinquecento bottiglie di vino champagne perché venissero equamente ripartite fra i diversi ospedali militari di Torino per i soldati degenti per ferite o per malattie. Il sindaco ha già provvisto secondo tale desiderio».

E poi si dica che a Torino non vi siano persone generose! Quella che ha fatto una tanta offerta è la statua della generosità. Che nel caso nostro tale generosità sia benefica per me è alquanto discutibile. I miei gusti plebei ignorano quasi quel vino prezioso offerto alle labbra dei soldati degenti, ed io ignoro anche quanto all’incirca verrebbe a costare il «quantitativo» notevole di vino champagne messo a disposizione del signor sindaco: certo che deve essere una somma discreta. Di soldati degenti nei nostri ospedali ce ne devono essere di molti: forse tanti onde non a tutti può essere dato di assaggiare il vino prelibatissimo. E poi sarebbe interessante conoscere il parere dei sanitari sull’efficacia dell’offerta. Io riguardandola da un altro punto di vista — un punto di vista plebeo, non volgare — l’offerta stessa avrei respinto. È un’umiliazione. È l’espressione di un filantropismo spagnolesco che irrita, non benefica. Un sindaco piú intelligente, meno volgare — cioè piú plebeo nel senso greco e nel senso dantesco che tu, o Enotrio Romano, insegni — avrebbe respinta l’offerta, invitando lo sconosciuto offerente a mandare invece altrettanti spiccioli quanti ne valgono le cinquecento bottiglie. Sarebbe stato un esempio di risolutezza contro un andazzo di filantropismo pseudo-patriottico, che, dalle cartoline alle scatolette di fiammiferi, dai vischi dell’Associazione della stampa ad altri seccantissimi mezzucci per trarre elemosine, non attesta la sana prodigalità, la vera generosità di una città e di una nazione nelle ore piú grandi della propria storia e della propria gloria. Se si deve dare per la guerra e per le sue vittime, si dia altrimenti, ci si avvezzi a dare non volgarmente ed indirettamente.

Ma il sindaco nostro — fino a quando? — non poteva essere da tanto; perché non è plebeo e rimane volgare. Cosí è naturale che a «lui» l’offerta dello champagne — l’afrodisiaco per improvvisare le piú svariate ebbrezze effimere ed innaturali in carni flaccide e in cuori freddi — sia parsa una gran cosa benefica.

(27 gennaio 1916).